giovedì 1 gennaio 2009

Nuovo Giorno


Buon anno a tutti.
Stamattina la neve cadeva, quando mi sono svegliato. Dopo aver spalato il parcheggio, sono andato a cercare un'immagine. Non l'ho trovata purtroppo. Vi regalo un paio di scorci dell'anno nuovo che inizia a Ponte.






domenica 28 dicembre 2008

Dopo Natale


Anche oggi nevica. Stamattina però sono stato a sciare. (Immagini come al solito di proprietà di Fabio)

Il 23 si è tenuto il consiglio comunale. E' stato imbarazzante, per certi versi; ci sono state buone notizie, per esempio l'unione dei comuni dell'Alta Valle Camonica, uno degli enti più produttivi e utili che esistano qui da noi, a mio parere, istituirà un servizio di bus notturni per portare dal fondovalle in Tonale e dal Tonale al fondovalle i ragazzi che frequentano le discoteche il venerdì e il sabato sera, evitando così inutili stragi e fastidiosi ritiri di patente. Purtroppo però non ci sono stati solo bei momenti. Imbarazzanti, dicevo, le occasioni in cui abbiamo presentato le nostre mozioni: noi le illustravamo, la maggioranza le rifiutava per poi ripresentarle, variate praticamente di nulla, come proprie!
Comunque, in sostanza, abbiamo ottenuto almeno in parte qualcosa: l'internet point si farà, ma solo a pagamento, rivolto per lo più ai turisti. Il bus navetta verrà prolungato il mercoledì anche in bassa stagione, probabilmente permettendo l'utilizzo dello scuolabus delle elementari anche a chi vuole andare al mercato. A capodanno ci sarà maggiore sorveglianza con un coordinamento di carabinieri, polizia locale e agenti del comune.
Evviva.
L'atteggiamento un po' arrogante del sindaco però è fastidioso: finalmente questo sembra aver fatto trovare coraggio a tutta la lista per uscire allo scoperto, andando a parlare direttamente coi cittadini. In queste vacanze consegneremo una lettera che spiega le vicende della politica locale da fine ottobre all'ultimo consiglio. Questa è la mia proposta:
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Cari Dalignesi,

il 23 Dicembre, subito prima delle feste, si è riunito il Consiglio ComunaleAllinea a sinistra, per la prima volta dopo due mesi. All'inizio di novembre, in realtà, noi consiglieri della minoranza abbiamo presentato una richiesta al sindaco per una convocazione straordinaria, nella quale volevamo discutere un progetto di lungo termine per la promozione turistica di Ponte, avere aggiornamenti sui lavori di piazzale Europa, proporre l'istituzione di un internet point, l'estensione del servizio di bus navetta in alcuni giorni dei periodi di bassa stagione ed organizzare un servizio straordinario di vigilanza nella notte di capodanno per evitare i disastri degli ultimi anni. A dispetto del regolamento comunale, il sindaco non ha mai dato ascolto alla nostra richiesta. Nel nome della collaborazione e del dialogo, abbiamo ripresentato le nostre istanze come interpellanze e mozioni: ci siamo trovati a parlarne pochi giorni fa, senza poter nemmeno affrontare tutti i punti, perché il consiglio doveva finire entro le 20.30.

Avete forse avuto modo di vedere, su TelePontedilegno, lo svolgimento del consiglio: sebbene all'apparenza la maggioranza abbia rifiutato le nostre proposte, nella sostanza le ha approvate tutte, ma ha voluto attribuirsene il merito. Quando si è parlato dei disagi causati dalle nevicate del ponte dell'Immacolata, che tutti ben ricordiamo, prima è stato detto che la responsabilità è dei Dalignesi "che non mettono le catene", poi che non si sono avuti grandi problemi e infine il sindaco ha dichiarato che noi consiglieri della minoranza, che in quei giorni abbiamo sollecitato l'ufficio tecnico ad intervenire nei luoghi di maggior disagio, avremmo "fatto come tutti", andando in comune per farci spalare la strada sotto casa.

Questi comportamenti si commentano da soli. Abbiamo cercato fin dal primo giorno il dialogo. La maggior parte delle volte ci è stata sbattuta la porta in faccia. Ora diventiamo pure oggetto di sarcasmo. Quello che ci preoccupa di questo atteggiamento non è il disprezzo nei nostri confronti, ma quello dimostrato verso tutto il paese. Queste persone sembrano non sapere accettare proposte che non vengano dall'interno del loro circolo; non hanno alcuna capacità di ammettere l'errore; si sentono aggredite non appena si chiede loro di confrontarsi e di discutere.

Per il bene di tutti, le occasioni di dialogo, i momenti in cui la democrazia si manifesta, dovrebbero aumentare a Pontedilegno, sembra invece che ci muoviamo verso una gestione sempre più autoritaria dell'amministrazione. Davanti ai problemi ereditati dal passato, alle occasioni e alle sfide che il futuro ci metterà di fronte, è un atteggiamento cieco voler far tutto di testa propria e non contare sulla forza di un'intera comunità.

Il nostro augurio è che con la fine dell'anno si getti via anche l'arroganza.

Buon 2009 a tutti.


Marco Bulferetti, Tommaso Costa, Ivan Faiferri, Mario Rizzi


martedì 23 dicembre 2008

Una serie di sfortunate coincidenze

Prima di iniziare: una foto che mi arriva dal fratello, scattata a Villa Dalegno. Lui l'ha chiamata Monte Fato.

Stasera, consiglio comunale ("un consiglio a lungo atteso", per citare Tolkien). All'ordine del giorno, molti punti. In realtà, ne tratteremo pochi.
Come comunicatoci il Sindaco ha convocato l'assemblea per discutere di tutte le nostre proposte e richieste, ma in realtà la maggior parte finirà a Gennaio.
Questo consiglio ha un'altro scopo: ci sono da votare alcuni provvedimenti (variazioni di bilancio, nomina della commissione elettorale) entro la fine dell'anno. Una faccenda veloce, si spera, perché dopo c'è una cena con gli impiegati. Si inizia alle 18, entro le 20, massimo 20.15 bisogna finire. Tommaso, uno dei miei compagni di lista, pensa di portarsi dietro un bell'orologio da muro, di modo che tutti possano vedere il tempo che passa. Non vogliamo certo che qualcuno faccia tardi a tavola!
Spero quantomeno che le nostre proposte passino. Di bello c'è che l'ultimo punto in agenda è l'approvazione della variante al piano regolatore che permetterebbe al consorzio di Meda di far costruire la strada fino ai ruderi della baita, cosa che a sua volta permetterebbe di dare il via ai lavori di ricostruzione (ne avevo parlato qui).
Nel frattempo, una storia curiosa che giunge da Pontedilegno. Me la scrive Andrea, un amico. Il contesto è Via Cida, una via del paese che di recente è stata oggetto di lavori per "l'ammodernamento della rete tecnologica" (= sono stati messi i tubi per il passaggio del teleriscaldamento). Evidentemente però, i buchi fatti non sono stati chiusi con la dovuta cura: non è l'unico caso in questo comune, in cui ci troviamo alle prese con lavori fatti alla buona, che diventano fonte inesauribile di problemi. Non c'è solo Piazzale Europa, purtroppo.
Ecco cosa mi scrive Andrea:

Resoconto di una giornata storta (domenica 21 dicembre)...

Grazie ai prestigiosi lavori estivi in via Cida, a Ponte di Legno, (faccio buca/metto
tubo/ ricopro-buca-con-stessa-terra-tolta-come-facevo-al-mare-con-la-paletta-e-il-secchiello),
con l'arrivo del gelo il non-manto stradale (visto che non è mai stato riasfaltato) ha cominciato a cedere.

Foto 1 - Possiamo notare prestigiosa auto di villeggianti con ruota dx, rispetto al guidatore, affondata completamente nel terreno; non abbiate dubbi: le macchie nere innanzi all'auto sembrano buchi... e lo sono davvero... li pero' ci sono affondati i titolari una volta scesi dall'auto; si porga attenzione al tombino in basso a sinistra;


Foto 2 - Vengono chiamati i Carabinieri e il carro attrezzi di Temu'... ma prima di tutti arrivano i poveri cristi di adamello ski, che si ritrovano con il mezzo d'assalto affondato; si prega di notare la ruota a mezz'aria. Gli osservatori piu' attenti avranno gia' notato una novita', in prossimita' del tombino;


Foto 3... - Brum-brum-brum-brum, e viene rimosso il Volvo... a questo punto la voragine si presenta in tutta la sua magnificenza, e l'acqua comincia a sgorgare felice.



Il lavoro prosegue fino a tarda sera... solo le foto di luisa potranno integrare il resto della storia...

mercoledì 17 dicembre 2008

Sic Luceat Lux

Nulla come il Natale è fonte di lunghe tirate su quanto sprechiamo. Tra i tanti aspetti, quello delle "luci di Natale", le temibili luminarie, è uno dei più citati.
A Pontedilegno, purtroppo, l'inquinamento luminoso è una realtà perenne. Fantasmi da MarteAnche qui, un fenomeno molteplice: un sistema di lanterne pubbliche con qualche buco nei centri abitati (la rete di Zoanno sta venendo rifatta solo ora, dopo anni di rinvii), ma soprattutto pieno di eccessi nelle zone periferiche. Sopra a casa mia, per esempio, una lunga via popolata da condomini deserti per la maggior parte dell'anno è immersa, di notte, in una inquietante atmosfera arancione, che la rende simile a certe inquadrature da film di fantascienza, come "Fantasmi da Marte".
Venerdì sera sono andato in Tonale: c'è stata una fortissima nevicata, tanto che quella sera, Cinzia, la mia ragazza, fotografata sul ciglio della strada, risultava più bassa di parecchie spanne della neve accumulata lì accanto.
La suggestiva ascesa, sotto il cielo ancora velato di nubi, uscendo dal bosco di alberi scuri verso la spianata innevata, è stata però anche l'occasione per notare, per l'ennesima volta, i fanali che, da quando è entrato in funzione "Il Grande Sogno" (la cabinovia Pontedilegno-Tonale) ne illuminano completamente il tracciato, fino a tarda notte.
Se avessi una foto efficace (quelle che faccio vedere qui si riferiscono ad alcune manifestazioni di sci in notturna) potreste ammirare anche voi cosa significa.
Oltre a non avere alcun senso a livello economico (prima vogliamo "rendere il comune autosufficiente dal punto di vista energetico" e poi teniamo accese delle luci inutili tutta notte), non capisco nemmeno quale sia il loro valore più generale. Se davvero è pubblicizzare la realizzazione del progetto, mi chiedo a chi interessi vedere le luci biancastre che illuminano le cabine ferme, invece che ammirare "i boschi innevati rischiarati dalla luna" o magari le stelle, senza fastidiosi fenomeni di inquinamento luminoso.Il Grande Sogno
Appunto per questo, oggi ho deciso che questo sarà un altro dei progetti su cui operare: adeguare l'illuminazione di Pontedilegno a criteri di vivibilità e sostenibilità. Suona un po' pomposo, ma in pratica significa che è ora di spegnere qualche luce.
La normativa è data dalla legge regionale 17/2000 (27 Marzo 2000) aggiornata nel 2004 e nel 2007, che tra le sue finalità indica anche "la razionalizzazione dei consumi energetici negli apparecchi di illuminazione, in particolare da esterno, l’ottimizzazione dei costi di esercizio e di manutenzione degli stessi".
Appunto, razionalizzare. Invece, sparare in cielo con i nostri fari mi sembra così irrazionale.

domenica 30 novembre 2008

Questioni di forma

pensiero: Fuori nevica. Vorrei essere uno dei micini di mamma gatta.

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Aggiornamenti



Oggi (17/12/2008) Marco, il prode condottiero della nostra lista, mi ha telefonato. Il sindaco concederà che tre nostre mozioni (su sei presentate) vengano trattate al prossimo consiglio comunale. Solo tre, perché il consiglio deve finire entro le 20.30: dopo c'è la cena con i dipendenti comunali. Verrebbe da chiedersi perché organizzarlo proprio quel giorno! Comunque è già qualcosa. Nel frattempo stiamo lavorando per preparare qualche iniziativa con cui far arrivare notizie alle persone di Ponte. Marco mi ha anche detto che Mario, il Sindaco in persona, ha letto l'intervento qui sotto, e non si è trovato d'accordo: Mario, la prossima volta che leggi qualcosa e non ti sembra corretto, commenta! Potrebbe essere un'occasione di dibattito, almeno qui, lontano dal consiglio.
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Abbiamo richiesto un consiglio comunale nei primi giorni di Novembre. Da regolamento comunale, il sindaco è tenuto ad indire l'assemblea se almeno 3 consiglieri lo richiedono, con i punti da loro proposti all'ordine del giorno. La scorsa volta che abbiamo presentato la richiesta, i punti da noi messi all'ordine del giorno sono stati condensati ad uno. Allora però non ci interessava: l'importante era poter fare in modo che la giunta informasse la popolazione sugli sviluppi del "laghetto" di Piazzale Europa, di cui abbiamo già parlato.
Questa volta, invece, avevamo un ordine del giorno più complesso, che prevedeva:
  1. il mio piccolo cavallo di battaglia ,
  2. l'estensione del servizio di bus navetta che collega le frazioni con il centro anche nei periodi di bassa stagione (attualmente è fatto in funzione dei turisti; noi lo volevamo in funzione dei residenti e soprattutto degli anziani),
  3. qualche misura per evitare che la notte di capodanno il centro di Ponte diventi come gli anni scorsi una discarica,
  4. un'ambiziosa proposta di rilancio turistico presentata da Marco, il mio capolista (che è un ragazzo con meno di trent'anni che gestisce con la famiglia alcune delle più importanti attività alberghiere e di ristorazione di Ponte e si è appena sposato con una stupenda ragazza tedesca!),
  5. un'interrogazione su una proposta fatta negli anni '80 dall'allora amministrazione alla comunità di Precasaglio, che si era vista portare via dalle leggi nazionali l'amministrazione dei beni dei lasciti che sarebbero dovuti servire per beneficiare la comunità della frazione (questione interessante, se volete ne possiamo parlare a parte; capirete che per me che son consigliere anche "su elezione dell'ente terrazzani", questo è un argomento molto importante!);
  6. Naturalmente, dulcis in fundo, aggiornamenti sul nostro laghetto preferito in centro paese.
Il sindaco non ha indetto il consiglio. E non lo farà. Ci ha intimato di ripresentare tutto sotto forma di interrogazioni, mozioni, interpellanze che lui si degnerà di aggiungere all'ordine del giorno della prossima assemblea che convocherà. Ha detto che spetta a lui e non a noi convocarlo; poi ha dato la colpa al TUEL (il testo di legge che regolamenta il funzionamento dell'amministrazione comunale); poi ha scaricato la responsabilità sul segretario comunale. In ogni caso, il diritto ci viene negato. Che sciocchezza: se solo avesse adottato una forma diversa, chiedendoci, invece che ordinando, presentandolo come un atto di reciproca cortesia, invece che compiendo una piccola prepotenza (potremmo citarlo al prefetto per questo, ma che senso avrebbe?), tutto si sarebbe risolto senza problemi. Visto che non abbiamo nessuna intenzione di cadere in queste manifestazioni infantili, abbiamo evitato di ripresentare la richiesta o di scrivere, appunto, al prefetto.
Scriveremo invece ai giornali, per dare un po' di risalto a questo stupido tentativo di negare la parola alla minoranza. Come se quello che abbiamo da dire, o da chiedere, fosse così pericoloso per la giunta, il sindaco o l'amministrazione stessa.
E' triste constatare che nemmeno nella politica locale, nonostante i grandi proclami di dialogo e collaborazione, ci sia davvero la volontà di cercare il consenso più ampio possibile, e lavorare insieme per il bene di tutti, invece che perdersi in litigi e rivalità davvero meschine se confrontate con i problemi con cui la gente, tutti i giorni, si deve confrontare.

domenica 9 novembre 2008

Il tradimento

Si parla molto di scuola, in questi giorni, e della cosiddetta "riforma Gelmini".
E' un dibattito, una disputa, frustrante: si parla dei contenuti della riforma, che sono in realtà una serie di operazioni di facciata che celano l'unico vero obiettivo, quello di fare cassa. Le proteste giustificate sono contro i tagli, mentre non si dovrebbe nemmeno discutere proposte come quella del grembiule per tutti che dovrebbe riportare la disciplina tra i banchi. Tutto fumo, ma molta parte dell'opposizione sembra felice di dedicarsi a questo.
Nel frattempo, ho letto un libro, di Giancarlo Maculotti, l'ex direttore didattico delle elementari di Pontedilegno. Si intitola Lettera dalla Scuola Tradita. Ne ho scritto una recensione.

"Lettera dalla scuola tradita"



Già dal titolo, questo libro si rivela per ciò che è: un'indagine. Dunque, siamo di fronte ad un giallo, la storia di una congiura, un tradimento di cui vanno individuati vittime e colpevoli.

Come nei migliori gialli, tutto all'inizio sembra chiaro. Vittima è la scuola: ora basta capire chi le abbia vibrato il colpo. Ma ecco, pensa l'ispettore togliendosi la pipa di bocca, ci sarebbe da chiedersi chi fosse questa scuola. Che abitudini aveva, chi frequentava. Che motivi ci sarebbero stati, insomma, per un delitto tanto efferato!

E così, veniamo catapultati in un crimine intricato. Perché effettivamente, lei, la Scuola, è qualcosa di complicato, un'istituzione, un luogo in cui si intersecano interessi molteplici e la sua situazione attuale deriva dalla responsabilità dei molti soggetti che ne fanno parte. Tra i principali sospettati, potremmo mettere genitori, insegnanti, alunni, organi statali. Ma se proviamo ad interrogarli, a seguirli, ad intercettarne le comunicazioni, le relazioni, scopriamo che le responsabilità del tradimento provengono da ciascuno di loro e che, nello stesso tempo, tutti loro ne sono vittima in un modo o in un altro. Dunque, la lettera dalla scuola tradita non è la storia di un solo, ma di più tradimenti. Quale è la radice del male, allora? La madre di tutti i crimini? Ci si rivela man mano che leggiamo il libro, ma già inizia a delinearsi nelle citazioni di apertura di ogni capitolo, tratte dalle lettere di don Milani. Questi incipit delineano un mondo ancora contadino, dove maestri, alunni e genitori lottano per ottenere e consegnare alle generazioni future una scuola.

E allora il primo dei tradimenti è quello che le nuove generazioni hanno perpetrato nei confronti dei vecchi: la scuola che è stata consegnata al presente a prezzo di fatica, lotte, sacrifici, viene ora disprezzata e calpestata.

Lo sviluppo dell'inchiesta ci porta in un mondo squallido, decadente, tenebroso, in cui brillano isolati gli sforzi di ottimi individui, che si trovano però alle prese con un meccanismo troppe volte più grande di loro.

La sensazione che permea ogni pagina è la sfiducia: nessuno crede più in ciò per cui le generazioni passate hanno combattuto, cioé nel potere della scuola di produrre uomini liberi, di formare il cittadino, emancipare l'individuo.

Alla scuola, allora, i vari soggetti coinvolti, chiedono altro: i genitori vogliono che trasformi i figli in uomini di successo, fornendo loro capacità immediatamente spendibili sul mercato, o che si comporti come un gendarme che opera mentre loro sono al lavoro; la politica chiede alla scuola di essere il ricettacolo di tutti coloro che il mercato non sembra in grado di sfruttare (laureati in discipline umanistiche in primis); gli alunni ed a volte anche gli insegnanti, chiedono alla scuola di essere un luogo di passaggio, un momento della giornata da abbandonare nel minor tempo possibile.

Tutti questi comportamenti si traducono così nella delusione degli studenti, che non possono venire certo spronati da insegnanti demotivati, a loro volta alle prese con genitori insoddisfatti. Nel vario gioco dei corporativismi, ciascuno cerca di ottenere il più possibile da quella che appare ormai una carcassa destinata a smembrarsi.

Da qualche parte, negli anni passati, è avvenuto qualcosa che ha causato il crollo della fiducia nel grande compito che era stato assegnato alla scuola. In effetti, la scuola oggi è concepita in termini antiquati; non ha saputo stare al passo coi tempi. Per capirlo, basta riflettere su quello che, allora come oggi, dovrebbe essere il suo compito, ovvero l'emancipazione: questa si produce fornendo a ciascuno la possibilità di scegliere con la sua testa, di percorrere il cammino della vita con le sue gambe. In un mondo con scambi ridotti, dove i viaggi erano difficili e notizie, informazioni ed idee circolavano lentamente, la scuola aveva il compito di fornire combustibile al pensiero: mettere i ragazzi a contatto con le novità per fare sì che, tramite la lettura di libri altrimenti inaccessibili, o il confronto con esperienze fuori dalla loro portata, essi potessero ampliare il loro orizzonte culturale, valicando i limiti più o meno stretti della loro comunità.

Oggi, tuttavia, il problema non è più quello di dare contenuti: le informazioni sono sovrabbondanti, le tecnologie disponibili, alla mano. Più volte, tra le pagine del libro, scopriamo la presenza dei nuovi mezzi di comunicazione e vediamo spesso che gli studenti appaiono essere molto più capaci di usarli dei loro insegnanti. Ma effettivamente, oggi, per emancipare il singolo non bisogna dargli altri contenuti: la scuola ha un altro compito, è chiamata a fornire gli strumenti culturali per permettere a chi la frequenta di compiere le sue scelte, di analizzare correttamente la complessità del reale che improvvisamente ci si presenta di fronte agli occhi.

Tutto potrebbe essere tradotto in una formula: formare lo spirito critico.

Le soluzioni pratiche, a volte quasi banali, proposte nel libro puntano a trasformare la scuola da luogo di passaggio, quasi di confino, ad esperienza di vita; a ricreare un rapporto diretto con il mondo, per comprenderlo, attraverso lo studio delle lingue dei paesi stranieri, sempre meno estranei alla nostra realtà, o attraverso l'approccio pratico ai problemi, che porti a saper comprendere come applicare al quotidiano gli strumenti che ci vengono messi a disposizione.

Presentare poi ogni argomento in maniera problematica e non assertoria è uno dei punti cardine della strategia per sventare il tradimento; effettivamente, è più importante imparare ad elaborare una strategia nuova di fronte ad una situazione nuova, piuttosto che sperare di potere avere una ricetta già scritta contro tutto.

Tutto questo per portare alla costruzione di un'identità dinamica, non vincolata a dogmi o precetti, ma che sappia relazionarsi e trasformarsi in relazione ai mutamenti del mondo, per potere rimanere, nel suo vero nocciolo, coerente con se stessa.

La crisi della scuola è così lo specchio attraverso cui leggere la crisi della società moderna. La lettera, che a tutta prima poteva sembrare un saggio un po' tecnico, ci si è mostrata poi un giallo, ma si rivela infine essere un libro eminentemente politico.

Le soluzioni pratiche che sono enunciate nascondono a loro fondamento l'analisi di un male che colpisce la comunità e additano un percorso da compiere per uscirne.

Se il senso più proprio da dare alla politica, poi, è quella di presentare soluzioni totalmente innovative a questioni che interessano tutti, se ogni azione politica dunque tende per sua natura ad essere rivoluzionaria, ecco che la lettera ci propone proprio di rivoluzionare il modo con cui oggi pensiamo alla scuola, per ridarle il valore e la funzione che un tempo aveva.

Buona lettura, dunque.



giovedì 2 ottobre 2008

There is no path to follow?

Sono giorni pieni per me, ma non per i miei "impegni politici" in effetti: attualmente sono a Torino, in attesa di conoscere i risultati del mio concorso di dottorato.
Comunque, in questo periodo stiamo anche preparando - io e gli altri ragazzi della lista, di cui un giorno o l'altro dovrò pur parlare! - alcune proposte da portare ai prossimi consigli comunali.
Per quanto riguarda me, ho in mente diversi progetti, tra cui i più interessanti sono forse quello di una mostra permanente che valorizzi la chiesa romanica di S. Apollonio a Planpezzo (dove si trovano affreschi forse attribuibili ad un pittore di Costa Volpino che ne avrebbe realizzato un ciclo in diverse chiese della valle) e un'inchiesta comunale sul numero di accessi privati che si stanno aprendo su quella che era la tangenziale del paese: in effetti negli ultimi mesi quella che era stata concepita per essere una via di transito veloce e scorrevole che oltrepassasse Ponte senza creare fastidi e problemi di traffico né alla popolazione né ai viaggiatori, si sta trasformando in una delle tante strade del paese, sulla quale un po' tutti coloro che hanno costruito nelle vicinanze (e si tratta soprattutto di condomini o residence) aprono un loro ingresso privato. Di questo passo rischiamo di trovarci presto a cercare un percorso ancora più esterno dove far passare una nuova tangenziale; l'indagine avrebbe così il senso di innescare un ripensamento nella politica dei permessi di apertura attuata dalla giunta, che magari potrebbe iniziare a far chiudere alcuni accessi piuttosto pericolosi, oltre che molto improvvisati.
Qualcosa di forse meno affascinante, ma di piccolo, concreto ed utile mi sembra invece il progetto, stilato in collaborazione con Uruclef, per far aprire un centro di connessione wi-fi nella biblioteca comunale.
Mentre lo realizzavamo, ci siamo divisi i compiti: lui si è occupato della parte più tecnica, io della normativa. Andando ad esplorare le leggi che regolamentano un'operazione che tecnicamente ha una semplicità e dei costi veramente sbalorditivi (richiederebbe probabilmente meno di 2h di lavoro e una spesa di al massimo 300 euro) per i risultati che potrebbe avere (Ponte, attualmente, non ha nessun punto pubblico di accesso alla rete, e l'unica connessione wi fi a banda larga disponibile a pagamento si trova in un hotel ai bordi del paese), sono rimasto un po' perplesso. Proprio di fronte a tanta facilità pratica, la normativa è antiquata (riferimenti a regi decreti degli anni '30!), farragginosa e soprattutto enormemente complessa. L'hot spot pubblico in una biblioteca viene equiparato ad una grande telco: proprio come Telecom o Vodafone, chi fornisce questo servizio deve iscriversi al ROC (registro operatori comunicazioni), presentando chili di scartoffie. Tipico esempio di burocrazia italiana, c'è da sperare che le cose cambino. Per ora, tuttavia, mi limito a desiderare che il mio modesto contributo si realizzi.