domenica 19 agosto 2012

Piazzale Europa: un buco da 11 milioni di euro


Pubblico qui un mio intervento uscito su Graffiti, il giornale della CGIL di Valle Camonica. E' stato etichettato come un intervento di "ssssinistra": sono onorato di aver detto qualcosa di sinistra :)

L'attuale municipio di Ponte di Legno si trova in un luogo escluso dall'abitato fino alla seconda metà del '900, che gli abitanti chiamavano Caret, come l'erba di palude.
Accanto al palazzo comunale da parecchi anni sorge un cantiere pudicamente nascosto da una serie di pannelli fotografici che riproducono alcune vedute di tramonti, paesaggi montani, laghi in cui si rispecchiano le cime.
Tanta bellezza non basta a nascondere un fatto noto a tutti i Dalignesi: lì dietro si consuma uno dei più grandi sprechi di denaro pubblico della storia recente della Valle Camonica, la costruzione del parcheggio interrato di Piazzale Europa.
In tempo di spending review, e poichè ai costi di costruzione si è aggiunta anche una condanna da 2.500.000 di euro, mi sembra giusto ripercorrere brevemente la storia di questa interminabile costruzione: se non servirà a produrre ripensamenti, potrebbe essere utile come monito.
Non sono uno spettatore distaccato, ma un consigliere di minoranza di Ponte di Legno. Non aspettatevi che io sia tenero. Cercherò invece di essere oggettivo, limitandomi a citare dati e fatti.
L'idea risale al 2004, quando la giunta (la stessa di oggi) ha incaricato l’ing. Matteo Testini del progetto dei lavori, approvato il 24/10/2004 con voto unanime. Entro dicembre è stata fatta la prima perizia geologica: due perforazioni in punti diversi del piazzale fino ad una profondità di 15 metri, senza una specifica indagine idrogeologica.
Il progetto era candidato al finanziamento tramite i fondi della Commissione europea e il 23 settembre 2005 la Regione decretava lo stanziamento del contributo.
Nel frattempo il ramo italiano del gruppo internazionale Arup si affiancava al progettista iniziale. Il costo del parcheggio era stimato in € 6.000.000.
Nel gennaio del 2006 una nuova indagine geologica, sugli stessi due fori eseguiti nel 2004, ribadiva la necessità di procedere con cautela per la difficoltà del terreno.
La costruzione era appaltata all'Impresa Milesi geom. Sergio di Gorlago; gli scavi partivano soltanto il 12/02/2007, cinque anni e qualche mese fa.
Nell'aprile del 2007, sugli edifici attorno alla zona del parcheggio sono apparse le prime crepe.
Le ditte costruttrici (Milesi aveva subappaltato alcune parti di lavoro) hanno commissionato a quel punto una nuova perizia che smentiva le rilevazioni precedenti: sotto la superficie era stata trovata una falda di acqua, che nessuna indagine aveva individuato prima, definita "a pressione". Influenzata dalle attività di pompaggio dell'acqua dal cantiere, minacciava la stabilità di tutte le strutture circostanti.
Il progetto iniziale era sbagliato.
L’8/11/2007 la Giunta ha approvato la “perizia suppletiva”: altri 2.800.000 milioni di euro per cercare di tappare il buco nell’acqua, costruendo una sorta di scatola chiusa che isolasse la zona del parcheggio da quelle circostanti.
Si arrivava a € 8.800.000.
Ma a questo punto è intervenuta la prima complicazione: il finanziamento regionale ha una scadenza (già prorogata una volta): maggio 2008.
Non basta: proprio allora i lavori della perizia suppletiva dovevano essere terminati, ma all'esecuzione delle prove per testare la tenuta della scatola, l’esito è stato negativo. La "scatola chiusa" era bucata.
E' solo qui che iniziano i guai seri.
1) Tra amministrazione e progettisti da un lato e imprese dall'altro ci si rimpalla la colpa: la variante non ha dato i risultati sperati per un errore di progettazione (ipotesi dei costruttori) o di realizzazione (ipotesi dei progettisti)?
2) I proprietari degli edifici in pericolo iniziano delle cause contro il Comune e le imprese, per i danni subiti e per la presenza stessa del cantiere: su quello che un tempo era il piazzale si affacciano diversi negozi e ristoranti.
3) Rimaneva il problema dei contributi: la Regione aveva accordato una nuova proroga, il dicembre 2008.
Per garantire la stabilità degli edifici, la magistratura ha ordinato di smettere il pompaggio dell'acqua, trasformando di fatto il buco del cantiere in un laghetto: andate su Google e cercate "Domenica sul lago" per avere un'idea dello stato della zona tra il 2008 e il 2009.
Il sindaco continuava comunque, su giornali e TV locale, a fare dichiarazione ottimiste: il problema della stabilità agli edifici "è risolto, ora pensiamo a completare il parcheggio" (26/07/2008).
Invece, la lite con la ditta peggiorava, mentre i tecnici erano costretti a valutare altre soluzioni.
I lavori si sono di fatto fermati, fino al 16/03/2009, quando la maggioranza ha approvato l'ennesima variante, che richiedeva l'utilizzo di una tecnologia, la "idrofresa", a disposizione solo di pochissime ditte in Italia.
Per poter riaffidare i lavori doveva essere allontanata l'impresa Milesi, rescindendo il contratto.
Il capitolato di appalto prevedeva, in caso di rescissione unilaterale, il ricorso alla procedura di arbitrato: impresa e comune nominano a testa un giudice, a cui se ne affianca un terzo. I tre dovevano determinare le responsabilità delle parti negli eventi, stabilendo anche quanto ciascuna doveva all'altra come danni.
Tralasciamo quest'aspetto ora e seguiamo per un attimo l'andamento dei lavori: adesso non si parla più di un sola opera, ma di due.
La prima ("Opere di consolidamento") riguardava la costruzione della scatola impermeabile tramite l'idrofresa; l'altra ("Opere di completamento", ad ora solo una scritta su un foglio) era la costruzione effettiva del parcheggio.
Le "Opere di consolidamento" sono state affidate (€ 4.326.229,53) il 30/06/2009: i lavori sono tutt'ora in corso, ma la ditta ha già richiesto l'assegnazione di altri 715.000 €.
Di fatto, però, le conseguenze più gravi sono arrivate da altri fronti.
Nel corso del 2010 il Comune ha perso il finanziamento regionale ed il Consiglio ha deciso l'apertura di un nuovo mutuo, di 5.5 ml di euro, per le "Opere di completamento".
Inoltre, il 28 giugno 2011 il Comune è stato condannato a risarcire all'impresa Milesi 2.536.545,52 di euro e nel gennaio 2012, i soldi sono effettivamente stati pagati: questo ha costretto il Consiglio comunale a dirottare altre risorse a coprire quest'altro buco (stavolta nel bilancio).
Ma di fronte a questo inseguirsi di avvenimenti e cifre, quali sono effettivamente i dati di fatto?
Dopo aver pagato 11.084.985,81 di euro, ed avere in previsione di spenderne almeno altri 5.500.000, del parcheggio non c'è ancora traccia.
Se i nostri vecchi l'avevano chiamata Caret, forse una ragione c'era.

domenica 18 marzo 2012

Giovedì 22 marzo, ore 21

Il Comune di Ponte di Legno pagherà l'impresa Milesi. L'ha deciso il giudice di Breno, il 28 febbraio: per questo, l'ufficio ragioneria ha preparato un emendamento che stanzia i soldi (2,5 ml di euro).
Giovedì c'è il consiglio comunale: si parlerà di questo, si voterà l'approvazione del bilancio e dei nostri emendamenti, e la costituzione di una nuova fondazione per permettere al Comune di continuare ad avere partecipazioni in Sit, Siav e Sosvav (una norma del decreto Cresci Italia vieta ai comuni sotto i 3.000 abitanti di avere quote azionarie in più di una società).
Vi aggiornerò dopo l'assemblea. A presto intanto.

PS: Altro che occhiali. Se la vecchia mi regalasse un paio di concittadini che hanno voglia di collaborare a costruire qualcosa di nuovo, mi terrei volentieri i difetti visivi :P

sabato 25 febbraio 2012

Acqua in bocca, mi raccomando

I conti di Ponte di Legno sono bloccati, dopo che il Comune ha perso il primo grado della causa contro la ditta a cui aveva appaltato i lavori di costruzione del parcheggio sotto Piazzale Europa, nel 2006. I giornali locali si rimpallano la notizia da qualche giorno.
Più di 2.000.000 di euro da pagare alla ditta. Senza contare le cause che hanno mosso contro il Comune i privati.
Ci lamentiamo di altri luoghi, dove regna l'omertà, i soldi pubblici vengono buttati e nessuno sembra avere la responsabilità per i suoi errori.
Ma questo è quanto sta accadendo a Ponte di Legno.
Il parcheggio interrato di Piazzale Europa è solo l'esempio più eclatante del metodo utilizzato per gestire il patrimonio pubblico: tutto viene deciso in gran segreto, e se ci sono problemi, la parola d'ordine è "acqua in bocca". Le decisioni nno vanno contestate, ma difese, anche contro i dati di fatto della realtà.
(Perfino per parlare della fusione tra i comuni bisogna andare sui giornali e fondare "comitati per la trasparenza")
Ripeterò le cifre, di cui alcune già pubblicate a novembre sul nostro bollettino.
Per questo parcheggio sono stati impegnati (dunque si prevede di spendere almeno) 18.054.200,00 €. (sono stati già impegnati, dunque, verranno spesi almeno, 8.137.128,70 €)
Oltre a questo, bisogna aggiungere 2.536.545,52 €, che è quanto il tribunale sostiene di dover pagare alla impresa.
In più, ci sono 3.790.000,00 € (per ora) come danni ai privati, di cui il tribunale deve ancora accertare la responsabilità.
Il paese bloccato per quattro anni.
Del parcheggio non c'è traccia.
L'amministrazione, di fronte a questo, dichiara che "la situazione finanziaria non è così grave come la dipinge la minoranza" (29 giugno 2011) e che "l'opera sarà consegnata nei tempi e nei modi previsti" (24 febbraio 2012).
Previsti da chi? E quando? Forse "il natale prossimo", come dichiarava il Sindaco nel 2009.
E con che coraggio si chiede ora di pagare altri 6.250.000 di euro ai cittadini di Ponte di Legno? (E' la cifra prevista per il mutuo che permetterà di costruire il parcheggio, dopo i soldi spesi per riparare i danni del primo progetto)
Certo, c'è la speranza che la Regione intervenga con un contributo: ma uno spreco rimane tale, anche se a pagare fossero tutti i cittadini della Lombardia, e non solo quelli di Ponte di Legno.

domenica 29 gennaio 2012

Caparbietà

Una persona caparbia è qualcuno che non vuole cambiare idea. Uno deciso, che crede in quello che fa e lo porta fino in fondo, costi quel che costi. Mi vengono in mente dei sinonimi: ostinato, cocciuto.
La caparbietà può essere una virtù: credere in un'idea e lottare per realizzarla.
Ma non sempre è così: un'etimologia, un po' fantasiosa, riporta la voce a "capra+barbio". "Sei una capra": non è proprio un complimento. L'animale caparbio per definizione è il mulo (tacciato, probabilmente a torto, di essere stupido), che va avanti senza vedere dove va, col paraocchi.
Virtù o vizio, è una caratteristica di alcuni amministratori locali: in quello che fanno sono caparbi. Da un lato, evviva, credono alle loro idee. Dall'altro, non sono capaci di fermarsi nemmeno quando la realtà è poco accomodante verso di loro.
Pensare a chi voleva costruire un parcheggio interrato su una palude è troppo semplice. Prendiamo la fusione: costi quel che costi, la si deve fare, nei modi e nei tempi che vengono decisi dalle dirigenze.
Ma non voglio parlare di questo, in realtà. La caparbietà la vedo anche in altre scelte di lungo periodo: per esempio, lo sviluppo turistico in Alta valle.

NOTA: Ci sono segnali che, almeno sulla carta, mi sembrano andare nella giusta direzione (mi riferisco per esempio alle dichiarazioni di intenti sui nuovi strumenti urbanistici, che promettono sostegno alle prime case e agli alberghi e lotta alla speculazione edilizia).

E' stato annunciato già in un consiglio comunale di inizio 2011: questa amministrazione vorrebbe andarsene portando a casa "un altro successo", la realizzazione di una nuova pista a Cima le Sorti.
Ci ho pensato parecchio, ma alla fine, sono contrario. Anzi, mi sembra un'assurdità.

NOTA: "La solita minoranza che dice solo di no"?
Non credo: vi invito a interessarvi dell'Albergo diffuso, un progetto che proprio in questi giorni sembra avere trovato una strada per realizzarsi (grazie all'impegno di Comunità Montana, Fondazione Cariplo e soprattutto tante persone volenterose che hanno dimostrato di credere in un'idea). Questa secondo me è una strada concreta per uno sviluppo diverso, e per questo (umilmente: ci sono altri cui non son degno nemmeno di allaciar le scarpe!) mi sto impegnando perchè vada a buon fine.

Vi sintetizzo le mie ragioni: il nostro comprensorio comprende ormai 100km di piste. Ma nei prossimi anni (se volete uno studio serio, prendete per esempio www.cipra.org/it/cc.alps/risultati/compacts) le previsioni dicono che ci sarà sempre meno neve: temperature più alte, meno precipitazioni.
Questo significa che saremo costretti a ricorrere sempre più all'innevamento artificiale sul patrimonio esistente.
La neve artificiale costa, però. Fino ad ora, queste spese sono state assorbite con finanziamenti pubblici.
Abbiamo di fronte un ulteriore ampliamento delle piste, tra l'altro in una zona completamente esposta al sole, dove la neve se ne va molto presto. Per cui, ulteriore spreco di acqua e di soldi pubblici (sempre che i finanziamenti durino).
Se parliamo però di benefici, mi chiedo dove siano.
Serve davvero un'altra pista? A me sembra che il patrimonio che abbiamo oggi sia consistente, eppure non so quali siano i reali benefici che sta portando al paese. Se devo fidarmi di quello che dicono i commercianti, i ristoratori e gli albergatori di Ponte, i turisti attirati dalle piste spendono poco. Dunque, di fronte a grandi investimenti, abbiamo uno scarso riscontro economico.
Davvero è necessario spendere centinaia di milioni di euro (nel migliore dei casi! Vi rinvio al bilancio di quest'anno per farvi vedere quanto costa il completamento del Grande Sogno) per dare da lavorare ai ragazzi della SIT?
(Molti dei quali sono miei amici: non voglio dire che non debbano lavorare, anzi, ma penso che potranno farlo anche senza la nuova pista)
Il progetto però dovrebbe servire anche a cambiare i rapporti societari tra SIT (gestita dai comuni di Ponte di Legno e Temù) e Carosello (la società trentina degli impianti), magari con la creazione di una nuova società. Intenti lodevolissimi, non sono contrario alle unioni (solo a quelle calate dall'alto e condite di bugie :P), ma credo che si possa fare anche senza stuprare nuovamente il territorio.
Spero che questo linguaggio da hippie sinistrorso (assurdità, stupro) non vi scandalizzi, ma non so proprio quali altre parole usare.
Non sono contrario alla presenza dell'uomo sul territorio, anzi: siamo una parte dell'ambiente naturale, che ci piaccia o meno. Il problema è che, a mio avviso, dobbiamo ricominciare a gestirlo, con un po' di criterio. Le generazioni passate lo hanno fatto: la campagna, altro non era che la traccia del rapporto tra uomo e ambiente. Ma noi stiamo lasciando che tutto il complesso delle strutture che mediavano la nostra presenza su queste montagne (terrazzamenti, strade, baite, prati e campi) vadano alla malora, e incentiviamo invece interventi molto invasivi che si fondano sulla speranza (infondata, se crediamo nei nostri scienziati) che la neve continui a cadere (insieme ai finanziamenti pubblici).
Altro che i muli.

venerdì 23 dicembre 2011

Consiglio del 22 dicembre

Ieri sera, consiglio comunale: si parlava anche di fusione.
Abbiamo (noi, la minoranza) votato no al progetto: per due ragioni.

1) abbiamo visto come è stato fatto questo progetto!
Due giorni fa ancora non esisteva: siamo andati per leggerlo, e valutarlo, finalmente, e invece abbiamo scoperto che il segretario lo stava ancora scrivendo. Tra un aggiornamento e l'altro, il definitivo ci è arrivato alle 18 di mercoledì (24 ore prima del consiglio).
Come ho avuto modo di dire durante il dibattito, l'unica cifra sicura che si trova al suo interno è l'altezza di Ponte di Legno sul livello del mare. Non che i dati manchino: ma non spiegano niente: che senso ha elencare il numero delle aziende, divise per tipologia, presenti a Ponte e a Temù, senza dire in che modo la si prevede che la situazione evolva dopo la fusione? Che senso ha sommare le partecipazioni azionarie dei comuni alle società controllate (o partecipate), senza parlare degli scenari che si aprono? Certo, sembrano richieste pretenziose: il fatto è che chiediamo qualcosa su cui decidere, nessuno ha mai detto che unire i due comuni sia semplice. Quello che vorremmo, in definitiva, è una ragione per farlo. La stessa che ieri nessuno dei consiglieri di maggioranza ha saputo dire.
A dominare è la confusione: si parla di "maggiore efficenza" e di "risparmi", quando il sindaco stesso ha detto (il 4 dicembre, al Comitato per la trasparenza) che i risparmi non saranno poi molti e che non verranno certo licenziati dipendenti.
Si parla (nel progetto) della possibilità di accorpare le scuole, quando Corrado Tomasi dice invece che non è vero.
E così via... ma c'è una seconda ragione.

2) Tanti saluti al volere della gente
Lo sapevate? La delibera approvata ieri contiene la clausola che subordina la sua validità all'esito positivo del referendum.
Peccato non significhi nulla!
Ieri infatti, il sindaco ha letto pubblicamente una mail inviata dalla Regione al segretario, dove un funzionario afferma che "una volta avviato l'iter legislativo, il principio che vale è quello del rispetto del ruolo attribuito dalla Costituzione alla potestà legislativa regionale": dunque possiamo scrivere quel che vogliamo, sulla delibera, perché comunque non possiamo ledere "la potesta legislativa regionale". Cioè, come prevede la legge, il consiglio regionale può decidere di fondere i comuni in barba alla volontà popolare!
E proprio prima di leggere queste parole, il sindaco si è speso nel lodare quanto le maggioranze fossero state brave e attente al rispetto della volontà della gente.
Già ce lo vediamo, incatenato di fronte al Pirellone, a protestare in caso di mancato rispetto del risultato del referendum.
Noi avevamo chiesto che la Regione si esprimesse per via scritta (e ufficialmente) su questo punto, ma la nostra proposta è stata bocciata. Perché bisogna correre, "per non perdere la coincidenza con le prossime elezioni comunali di Ponte".
Ancora una ragione che non è una ragione.

Ci sarebbe altro di cui parlare: per esempio, 1.800.000 euro sul capitolo di Piazzale Europa che ora diventa di 7.300.000 euro. Senza contare gli 8.000.000 già spesi!
Ma anche qui, la maggioranza nega. Negare la realtà è così dannatamente semplice (scusate, è polemico, è demagogico... ma è vero).
Alla prossima, comunque.

Ivan

domenica 11 dicembre 2011

La politica a cena

Una considerazione, che ho avuto modo di fare anche altrove, riguarda il metodo con cui si stringono gli accordi e il valore della forma in politica.
Il nostro attuale sindaco è conosciuto come un uomo pratico. Ha dichiarato spesso di provare un po' di fastidio rispetto ad alcuni "vincoli" imposti da leggi che lui ritiene farragginose o poco adatte ed ha dimostrato, con la sua azione politica, di sapere a volte piegare, a volte adattare le norme per ottenere ciò che per lui è importante.
Nonostante sia un avversario politico, gli riconosco di sicuro la determinazione nel perseguire gli scopi e anche una sincera convinzione di agire nell'interesse del suo paese (Per questo, anche quando ci parla di fusione, io non vedo tanto, dietro a questo progetto, chissà quale operazione volta a "consolidare posizioni di potere" (1) ).
Quest'idea è la stessa che domina il percorso che lui ha tracciato (mi chiedo quanto sia condiviso dalla sua maggioranza silenziosa) per arrivare al referendum sulla fusione.
La legge prevede che:
1) I consigli comunali diano il via al progetto di fusione;
2) Una commissione nominata dal Consiglio regionale esamini il progetto e, se lo approva, indica il referendum;
3) Si svolga il referendum tra le popolazioni;
4) Il Consiglio regionale emani una legge regionale che istituisce il nuovo comune (oppure bocci la proposta).

Il problema, in tre punti, è questo:
* E' il Consiglio regionale, per legge, a decidere se fare o non fare la fusione.
* E' esplicitamente prevista la possibilità che il risultato del referendum tra le popolazioni non sia tenuto in considerazione dalla Regione
* Nonostante questo, il Sindaco cerca di fare in modo che il referendum diventi vincolante.

Fino a qui, ci posso anche stare.
Il problema è il come. Nei suoi ultimi discorsi (prima che arrivasse il "Corriere di Ponte" nelle case dei Dalignesi, di questo non si parlava...) ha prospettato due modi:
1) Fare approvare ai consigli comunali delle "delibere vincolanti", cioè che specifichino nel testo che la fusione non si può fare se non dopo una eventuale vittoria nel referendum.
2) Un accordo personale con i leader della maggioranza e dell'opposizione in Consiglio regionale, che dovrebbero "promettere" che non faranno passare il progetto in caso di risultato negativo del referendum.
Sul primo punto... ne possiamo discutere. Ho qualche dubbio sulla possibilità di vincolare il Consiglio regionale con una delibera. Ma, quando ci verrà proposto il testo (spero con un po' di anticipo...), noi tutti consiglieri (la minoranza di sicuro!) lo esamineremo, magari facendolo vedere a qualcuno di un po' più competente di me, e decideremo come comportarci riguardo al voto.
Quello su cui davvero mi sento lontano è il secondo modo: l'accordo "personale".
Prima di tutto, speriamo che gli attuali capigruppo non facciano la fine dei due vicepresidenti del consiglio regionale (vi dicono nulla i nomi di Filippo Penati e Franco Nicoli Cristiani??).
Ma soprattutto: la legge è legge, e se nello specifico prevede la possibilità per il Consiglio regionale di fare una cosa, non c'è accordo personale che tenga.
Il nostro sindaco non ha problemi a "farsi fare un favore" visto che può godere di "contatti" in Regione: io sono abbastanza schifato.
Prima ci lamentiamo che "in Italia è tutto un magna magna" o altre frasi (qualunquiste) del genere. Però poi appena fa comodo, si tira fuori "l'accordo personale".
La causa potrà essere anche la più giusta, ma se la politica vuole riguadagnare credibilità, faremmo meglio a dare il buon esempio per primi.
Dopotutto, gli strumenti ci sono: bisogna solo accettare le regole comuni stabilite. Invece, di nuovo, in nome della "efficienza" dell'azione amministrativa, quelle regole vengono aggirate, o bypassate, da accordi personali.
Roba da Antico Regime (Come il comune di Dalegno :P).




(1) Piuttosto, vedo una grande voglia di mettere il proprio nome (non c'è alcun male in questo: l'ambizione è una caratteristica fondamentale per ogni politico) in quella che è vista come una decisione che determinerà il futuro del paese per i prossimi cinquant'anni (sono scettico su questi tempi: a mio parere presto ci verrà imposta ben altra fusione - ma sarà oggetto di un altro intervento).
Il problema, come spiegavo qui è che l'interesse di Ponte di Legno si identifica immediatamente con la visione del comune come una grande azienda che deve creare posti di lavoro o mantenerli.

giovedì 8 dicembre 2011

Fusione fredda

Riprendo a pubblicare dopo tanto tempo, mosso dal tema caldo di queste ultime settimane a Ponte di Legno: il progetto di fusione con Temù.
Personalmente, l'ho già dichiarato anche in consiglio comunale, tendo ad essere favorevole. Ma con motivazioni che non mi sembrano davvero rilevanti: mi sento irrazionalmente attratto dalla prospettiva di ricostituire il comune di Dalegno, ritornando alla situazione precedente al 1624.
Questo a livello personale, ma non credo che si possa compiere una scelta come quella di cui stiamo parlando avendo come unica ragione questa.
Come ha dichiarato anche Mario Bezzi, parlando di fronte ai membri del Comitato per la Trasparenza (se non lo conoscete, cercatelo su Facebook, ma penso che ne parlerò anche qui, in futuro), il risparmio economico non sarebbe molto: Ponte e Temù gestiscono già la maggior parte dei servizi in condivisione, se non addirittura attraverso l'Unione dei comuni dell'Alta Valle Camonica.
E' curioso notare come, in precedenza, sia il Sindaco sia i promotori del progetto (per esempio su Adamello Magazine quest'estate), parlassero di una maggiore "efficenza".
La madre di tutte le ragioni sembra essere questa: che due sindaci, e due consigli comunali, rischiano di compromettere l'efficenza delle società controllate e partecipate dal comune (SIT e SOSVAV in primo luogo).
Stiamo dunque parlando delle piste, dei posti di lavoro che hanno garantito, dei ritorni economici sul territorio, così come della devastazione del territorio (un male necessario? Temo di sì. Ma fino a che punto?).
E' un problema che coinvolge il rapporto politica-economia: i fautori della fusione, in sostanza, sostengono che la politica non dovrebbe mettere i bastoni tra le ruote all'economia.
Secondo me, non hanno ancora chiarito però due questioni: la prima è se esista davvero il rischio che le amministrazioni di Ponte di Legno e Temù possano fare scelte divergenti e, in qualche modo, "mandare all'aria i risultati" che sono stati "capitalizzati" in questi anni.
La seconda è se sia vero che un maggiore autoritarismo sia un fine desiderabile (perché alla fine, stiamo parlando di questo).
Personalmente, io ci sto riflettendo, e non sono ancora giunto a una decisione.
Di sicuro è un'idea che rispecchia gli orientamenti della politica locale di questi ultimi anni.